Africa, il continente dei ricchi

19 agosto 2012

Inchieste

L’Economist ha pubblicato una lista degli Stati che registreranno la maggior crescita nel periodo tra 2011 e 2015; sorprendentemente almeno sette su dieci sono paesi africani,ma il destino del “Continente Nero” non sembra sorridere ai poveri. Nonostante crescite del Pil superiori al 5%, la maggior parte della popolazione rimane sempre totalmente tagliata fuori dalla crescita economica.

L’Economist ha pubblicato una interessante classifica degli Stati che nella finestra temporale tra il 2011 e il 2015 faranno presumibilmente registrare le crescite economiche più sostenute. Oltre ovviamente a Cina e India, vi sono diversi paesi africani come l’Etiopia e il Mozambico, il cui Pil cresce, rispettivamente, dell’8,1% e del 7,7%. A uno sguardo superficiale sembrerebbe arrivato finalmente il tempo della crescita economica per i paesi africani, ma purtroppo la maggioranza della popolazione di questi paesi continua a rimanere completamente esclusa dal benessere e dalla crescita. I paesi africani comunque si trovano in un’ottima congiuntura economica per via delle alte quotazioni delle materie prime, petrolio in primis, che garantiscono alti profitti ai paesi esportatori e alle compagnie occidentali commissionarie. Non a caso dopo la Cina, anche India e Brasile stanno cercando di penetrare nel Continente Nero non solo acquistando prodotti, ma imitando l’esempio cinese e investendo direttamente sul posto, magari in infrastrutture. Risultato di questa penetrazione è che i BRICS ora hanno superato in volume d’affari l’Europa, basti pensare che l’export verso l’Europa è sceso dal 40 al 20%. E’ cresciuta negli ultimi anni anche l’urbanizzazione, con la telefonia mobile che ha raggiunto 700 milioni di utenti su una popolazione di un miliardo di persone.

Questi però sono i dati positivi, la realtà vera, quella che riguarda la vita quotidiana di milioni di africani, continua a parlare di drammatica povertà e di distruzione del territorio. Così la deforestazione del continente continua inclemente con due terzi delle terre coltivate letteralmente danneggiate da metodi di coltivazione perlomeno discutibili. Nel 1950 un agricoltore africano disponeva di oltre 13 ettari pro capite, oggi siamo arrivati a 4 ettari. Il dramma della terra è un dramma vero, specie in paesi come il Sudan, che pur patendo la fame e la carestia hanno venduto 1,5 milioni di ettari ai paesi del Golfo Persico.Secondo stime dell’International Food Policy Research Institute di Washington dal 2006 sono stati ceduti terreni pari all’intera superficie coltivabile della Francia e firmati contratti per 30 miliardi di dollari. Può sembrare tanto come valore assoluto ma rapportato all’estensione complessiva significa che i terreni sono stati ceduti a prezzi irrisori. In sostanza dunque la crescita economica riguarderebbe solo le consuete elite di ricchi colluse con gli interessi delle multinazionali straniere, mentre al resto della popolazione arrivano solamente le briciole. Con i dollari delle esportazioni governi corrotti  costruiscono stadi, palazzi, basi militari, ma i poveri, quelli veri, continuano a vivere in capanne e baracche senza fognature nè servizi.

Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica del Congo e Repubblica Centroafricana, sei nazioni riunite nella Comunità monetaria dell’Africa Centrale, secondo la banca centrale cresceranno di qualcosa come il 5,7% nei prossimi anni.  Anche nell’Africa a sud del Sahara sembrano passarsela bene in quanto a crescita; basti pensare che la Nigeria avrà un tasso di crescita pari all’8% e potrebbe superare anche il Sudafrica come prima economia del continente. Vi è poi il Ghana con il Pil che cresce vicino al 9% grazie  a un forte sviluppo dell’industria locale dei servizi informatici, ma appunto non è tutto oro quel che luccica. Così se il Pil nigeriano cresce, non cresce di una virgola il benessere di milioni di persone, schiacciate tra le guerre religiose e la fame, lontane da una qualsivoglia speranza di migliorare le proprie condizioni di vita. L’Africa comunque cifre alla mano sarà il continente del futuro; del futuro dei ricchi.

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